football coach

Il talento da solo non basta. Anche alcuni tra gli uomini più talentuosi della Terra come Jeff Bezos, Steve Jobs, e Larry Page, infatti, per le loro carriere hanno investito nello sviluppo personale utilizzando spesso il coaching. Tutti e tre sono stati guidati dal leggendario Bill Campbell, ex giocatore, allenatore e trustee della Columbia University.

Anche in Italia l’adozione di percorsi di coaching sta entrando nella consuetudine professionale specialmente da quando sono aumentati i momenti della vita in cui ci si rimette in gioco, quando ad esempio, anche al di là della propria volontà, si incontra un’interruzione del proprio percorso lavorativo, si cambia ruolo oppure ci si trova in una riorganizzazione aziendale.

È soprattutto nei momenti di transizione che il coaching rivela la sua forza.

Il coaching serve per affrontare il cambiamento con minore fatica aiutando a riconoscere le proprie risorse, ad attivare la responsabilità personale e ad acquisire con rapidità nuovi comportamenti organizzativi.

Il coaching è una pratica che aiuta le persone a realizzare il loro potenziale. Si  basa su una relazione di fiducia dove il coach svolge un ruolo di  “specchio” e  concentra la sua attenzione sui bisogni e sugli obiettivi della persona che ha davanti, consapevole di avere di fronte a sé una persona “competente” e non un discente: nel coaching infatti il vero esperto è il cliente, esattamente come nello sport l’atleta possiede competenze specifiche diverse e superiori a quelle del coach (Ronaldo, per intenderci, gioca a calcio meglio di Allegri), cui spetta il ruolo di farle emergere e di valorizzarle. Il coach non dà consigli, non insegna e non risolve problemi ma aiuta le persone a mettersi in un atteggiamento di apprendimento e a responsabilizzarsi rispetto al raggiungimento degli obiettivi personali. Questo è il motivo per cui il coaching funziona bene per le persone che stanno già investendo su loro stesse mentre è meno efficace quando viene usato per raddrizzare situazioni problematiche: “Dato che non sei capace di gestire le persone, ti mando a fare un percorso di coaching” è una frase che sarebbe meglio cancellare per sempre dal lessico delle HR.

Attraverso un dialogo fitto, fatto di ascolto attento, di domande e di restituzione di feedback, il coach aiuta la persona a focalizzare più chiaramente gli obiettivi, a mettere in discussione punti di vista consolidati, a sperimentare nuovi modi di comportarsi e a scoprire così soluzioni inaspettate ai problemi.

In un’epoca dove tutto cambia velocemente e costantemente, sia che si decida autonomamente di intraprendere il percorso, sia che lo proponga e lo sostenga l’azienda, il coaching può essere l’acceleratore del cambiamento. Infatti è più difficile cambiare facendolo da soli.