Una recente indagine ha elencato le professioni più ricercate nel mercato del lavoro e tra queste l’80% hanno a che fare con l’ambito della ricerca e della salute (dal Bureau of Labor Statistics, la classifica Best Jobs del 2019).

Parliamo oggi di Life Sciences e Pharma con Franca Baldichieri Senior Partner/Life Sciences Practice Leader in Keystone Executive Search – per capire meglio come il mercato si sta muovendo e quali siano le competenze più richieste ai Manager che operano nel settore.

Cosa offre il mercato ai professionisti che operano in questo settore?
Stiamo parlando di un settore tra i più vitali e importanti nell’economia globale. Parliamo di industria farmaceutica (human health, animal & nutritional health, agricoltura), biotech e medical device.

Il settore offre una vasta gamma di posizioni lavorative che richiedono abilità e qualifiche differenti in diverse aree: Ricerca e Sviluppo, Technical Operations, Medica, Commerciale, Finanza, Risorse Umane, Proprietà Intellettuale, Licensing, Big Data, Digitale, e altro ancora.

È un settore articolato, variegato e maturo ma in profonda evoluzione e trasformazione, e per questo enormemente sfidante, per professionisti senior e manager di esperienza; altamente promettente per giovani che abbiano voglia di impegnarsi e di realizzare una vita professionale di crescita e successo.

Quale è il contesto di riferimento?
Siamo in un contesto di mercato ad alto contenuto tecnologico e in costante divenire, caratterizzato da un’alta scolarità e con un dna orientato alla ricerca e all’innovazione.

Alcuni estendono la recente crisi economica anche a questo mondo. Per quella che è la mia esperienza posso dire che è un mercato con un trend di crescita costante e una reiterata capacità di reazione ai cambiamenti di mercato.

Per i prossimi anni gli analisti stimano una crescita media annuale del 6,4% al 2024 e il mercato globale dovrebbe triplicare le sue dimensioni entro il 2060.

Oggi, vedendo come si stanno muovendo le Big Pharma, più che di crisi parlerei di nuova opportunità e di nuovo mercato.

Dove si trovano le professionalità per rispondere a questo “nuovo mercato”?
La novità è che la risposta arriva da altri settori. Servono competenze che oggi non sono ancora consolidate in questo comparto.

Il mondo del Pharma ha cambiato le sue dinamiche interne avvicinandosi ad altri mondi, come quello dell’E-commerce e del Retail. La tecnologia e la pervasività della digitalizzazione hanno introdotto un cambio di paradigma e una importante ridefinizione di alcuni ruoli professionali. Pensiamo all’apertura e alla diffusione che hanno avuto i prodotti da banco. Pensiamo a quanto sia mutata la relazione medico-paziente grazie alla tecnologia, a quanto e quale sia la relazione tra commercio elettronico e farmacia, all’evoluzione dell’e-commerce. E ancora, in un settore così tanto regolamentato, pensiamo all’impatto della nuova normativa in materia di pubblicità sui social networks.

Il paziente è diventato cliente ed ha preso una posizione di piena centralità. Oggi si parla di customer experience, personalizzazione del trattamento, trasparenza dell’informazione clinica, soluzioni integrate, modelli di distribuzione completamente nuovi. Candidati capaci di comprendere e maneggiare al meglio queste dinamiche li si trova in mercati da più tempo abituati a questa dinamicità e versatilità, per esempio nel comparto del Fast Moving (FMCG) e della GD.

Come si vive in azienda questo cambiamento?
Per coloro che da tempo operano all’interno delle Life Sciences significa sparigliare gli approcci tradizionali di comprensione del mercato, di contenuto dei ruoli, di approccio culturale ed operativo del management.

Le aziende hanno necessità di considerare professionisti altamente qualificati capaci di incidere in termini di innovazione e di lavorare in un clima di grande reattività di mercato.

E’ ormai una esigenza diffusa individuare competenze sia professionali che personali, le famose soft skill, completamente nuove.

Le aziende più virtuose stanno facendo un grosso sforzo per modernizzare gli aspetti organizzativi e ripensare alla mappatura delle competenze interne.

C’è bisogno di Manager che abbiano sviluppato nuove skills per fare la differenza, che abbiano acquisito competenze tecnologiche anche 4.0 – cloud computing, big data, realtà aumentata, robotica, security – e che continuino ad avere competenze strategiche e trasversali ancora più espresse che in passato: gestione del cambiamento, creatività, collaborazione, pensiero critico, intelligenza emotiva.

Per certe posizioni di middle e senior manager così come nella ricerca di giovani talenti, il gap oggi è notevole. Come dicevo prima, per superarlo bisogna attingere a mercati nuovi, più client e marketing oriented, ma anche investire in formazione e ripensare a come gestire le nuove competenze tecnologiche/digitali sempre più richieste in azienda.

Le generazioni devono aprirsi e generare contaminazione.

La sfida che ci troviamo davanti, come head hunters, è che il cliente ha un bisogno impellente da soddisfare ma non sempre ha una struttura adeguata che lo possa recepire. Spesso pensa di risolvere il problema partendo dal basso, inserendo giovani che portino in azienda competenze “da nativi”, questo però non basta. I giovani portano il know how e il mindset, poi ci vuole l’esperienza del Senior che sappia veicolarlo correttamente, farne strategia e tradurla in risultati di business.

Lo sforzo che si deve fare è un vero change culturale, occorre capovolgere il processo e favorire la contaminazione. Servono nuove generazioni, sì, ma serve predisporre una struttura manageriale di senior “accoglienti” che recepiscano il nuovo e lo includano nella loro esperienza. Si tratta di mettere in relazione le generazioni, colmare la distanza facilitando la creazione di valori e comportamenti condivisi.

Qual è il ruolo degli “Executive”, dei Manager in questo scenario?
Il ruolo del top manager nell’Healthcare è quello di anticipare i cambiamenti.

Sempre più, a quelle che sono le figure senior, le aziende chiedono lungimiranza e capacità di visione. In un mondo che vive di ricerca, in cui a processi di ricerca che richiedono tempi lunghi sono abbinati cambiamenti veloci, c’è bisogno di saper prevedere i trend e investire correttamente le risorse, tecnologiche, economiche, umane.

Altrettanto fondamentale è portare velocità, trasversalità, internazionalità. E’ importante che sappia veicolare la propria area di business in contesti dinamici e geograficamente aperti.

Quali le posizioni emergenti?
Si stanno aprendo scenari molto interessanti.

Sempre richiesti i professionisti in ambito Sales, Medical affairs, Market access, Quality Assurance, R&D, Safety, ma fanno capolino anche esperti in farmacoeconomia, in farmacogenetica e farmacogenomica.

Il settore sta facendo importanti investimenti nel comparto delle malattie rare e delle biotecnologie applicate. Avremo sempre più bisogno di Ingegneri capaci di rispondere all’innovazione in materia di terapie geniche, tecniche di stampa 3D, ingegneria tissutale.

Quale ritiene sia il valore aggiunto che può dare come head hunter?

Direi curiosità, ascolto, coraggio.

Siamo chiamati a svolgere un compito delicato, abbiamo da “indovinare” la buona riuscita dell’incontro tra due sistemi molto articolati e complessi: sistema azienda e sistema candidato.

E’ una bella sfida! Sempre.

E’ importante mantenere una stretta connessione con il mercato e con i candidati che sono una preziosissima fonte di conoscenza. Altrettanto importante è costruire una relazione di scambio e di profonda fiducia con il cliente per eventualmente (osare) proporre anche piccoli ma importanti insight.

In Keystone cerchiamo di agire come Partner che osano “stimolare” nuovi approcci, facilitare la scelta di inserimenti anche “fuori schema” che portino know how e mentalità, capaci di incidere sulla cultura aziendale e fare la differenza.

Elena Ubertazzi