Avete mai lavato una macchina a noleggio, prima di riconsegnarla?

Sicuramente avrete fatto il pieno se previsto dal contratto, controllato l’assenza di segni o graffi sulla carrozzeria, da persone educate lascerete in ordine l’abitacolo e poi…riconsegnerete le chiavi. Molto raramente la si porta a lavare. Perché? Semplice, perché non è nostra, l’abbiamo utilizzata al meglio nel rispetto del contratto, non di più.

Durante il lockdown le aziende, le organizzazioni e le persone si sono velocemente adattate (in senso darwiniano di reazione intelligente all’ambiente) alle esigenze che il nuovo contesto ha richiesto. E’ emersa in maniera diffusa la capacità di organizzare il proprio lavoro in remoto, di attivare doti di flessibilità e di problem solving, di agire con concretezza e orientamento alle soluzioni e, sopra ogni cosa, il senso di responsabilità e la condivisione hanno pervaso i membri dei team.

A valle dell’esperienza vissuta (e tuttora ancora in atto) possiamo dire che la capacità di indicare con chiarezza gli obiettivi, dare feedback costruttivi e #saper delegare sono, tra tutte, le competenze manageriali da rinvigorire per sviluppare nuove forme di gestione dei team.

Mi soffermo sulla delega.

Delegare non è assegnare un compito da svolgere in autonomia, ma è affidare un “pezzo” di responsabilità di cui il delegato, da quel momento in avanti, si farà carico. In altre parole, la delega è un passaggio verso l’autonomia.

Delegare non è facile. È l’ultima tappa di un processo in cui capo e collaboratore stringono un patto relazionale basato sulla fiducia, sul riconoscimento e sull’impegno reciproci.

Condivisione degli obiettivi, sviluppo delle competenze, coinvolgimento e ascolto, feedback costanti, correggere l’errore senza emettere giudizi sulla persona, valutazione puntuale e schietta delle performance: l’insieme di ciascuna di queste azioni manageriali traccia il percorso che dà accesso alla delega.

Delegare significa anche accettare i risultati ottenuti in modo diverso ed agire un controllo equilibrato e fiducioso.
Tornando all’esperienza recente-attuale del lavoro in remoto, mi chiedo come si possa agire una delega che supporti un autentico smartworking, superando il concetto secondo cui “in presenza si lavora di più e meglio”.

E allora, mi viene in mente l’affermazione: “non si lavano le macchine a noleggio”.

La delega invece si basa proprio sul principio “la macchina è mia, ne ho cura e la lavo”.

Fuor di metafora, un buon leader fa sì che le persone sentano l’azienda come fosse la loro, come co-autori dello sviluppo del business, ambasciatori dei valori, testimoni del contributo che quell’azienda offre al cliente e più in generale, al sistema-paese.

Una buona delega trova la sua rappresentazione in #un’antica leggenda che narra di un Saggio che si imbatte in uno spaccatore di pietre e gli chiede: Cosa stai facendo buon uomo?” e l’uomo risponde “ Non vedi, grande Saggio? Spacco pietre e questo farò per tutta la mia miserevole vita”. Dopo aver condiviso con lui cibo e acqua, il Saggio prosegue il suo cammino fino a che incontra un altro uomo sul ciglio della strada, anch’egli intento a spaccare pietre. Il suo fare però è diverso perché i suoi gesti esprimono energia e concentrazione.

Il saggio, colpito dalla differenza, si ferma e gli chiede ”Buon uomo, cosa stai facendo?” E lo spaccatore di pietre risponde “Grande saggio, spacco queste pietre che serviranno a costruire una cattedrale per onorare nostro Signore”.

E allora, sta a ciascun leader scegliere se avere nei propri team degli spaccatori di pietre o dei costruttori di cattedrali, promuovendo il senso di responsabilità e l’autonomia a cui ogni essere umano, a mio parere, anela.

 

 

Federica Artiaco 

a cura di Federica Artiaco