“Per dirlo con parole chiare: è un errore mio, unicamente mio. Alla fine, in virtù del mio ruolo, sono io ad assumere la responsabilità ultima per tutto”.

Più di un mese fa, per la precisione il 24 marzo, Angela Merkel si è presentata alla stampa per un inaspettato mea culpa a proposito dell’annunciata chiusura totale prevista nei giorni di Pasqua.

Non entro nel merito della questione, però le scuse rivolte pubblicamente dal primo ministro al popolo tedesco, hanno innescato una serie di riflessioni. Prima tra tutte mi sono chiesta se avevo memoria, anche se indirettamente, di scuse poste a fronte di una scelta sbagliata, di un comportamento errato o di una mancanza. Nessun ricordo.

Ritengo che sia necessaria una grande dose di coraggio a chiedere scusa e non solo. Quali dimensioni caratterizzano il leader capace di ammettere davanti ad altri di aver sbagliato?

Il pensiero va ad una mattina di settembre, il primo giorno del primo anno di liceo di mia figlia. Tutti riuniti, genitori ed alunni per ricevere il saluto del Preside che si rivolse direttamente ai giovanissimi allievi ponendo loro una questione: “Sapete qual è la differenza tra essere bambini ed entrare a far parte del mondo degli adulti? La responsabilità e le conseguenze delle proprie azioni.”

Il concetto era chiaro: siate liberi di scegliere un determinato comportamento (studiare oppure no, partecipare oppure no, impegnarvi oppure no), ma non dimenticate che ad ogni scelta corrisponde una conseguenza e questa conseguenza riguarda innanzi tutto voi ma anche chi vi circonda, perché ciascuno fa parte di un sistema.

La consapevolezza di essere gli artefici delle proprie scelte e delle conseguenze di quelle scelte, è il primo passo per accedere all’olimpo dei leader che sanno esporsi a fronte di errori.

L’altra caratteristica che permette al leader di chiedere scusa è l’umiltà, da non confondere con la modestia.

L’umiltà, a differenza della modestia, è potenza perché si basa sulla conoscenza. Conoscenza di sé, del proprio ruolo, delle competenze acquisite, delle responsabilità e delle attese che derivano dalla posizione ricoperta all’interno di un’organizzazione. In tal senso l’umiltà è il risultato di un’evoluzione ed è il metro con cui il leader sapiente misura le proprie azioni e si assume la piena responsabilità delle conseguenze.

C’è un’altra dimensione nobile che permette di chiedere scusa ed è la lealtà.

Accettare un ruolo, qualunque esso sia, implica l’adesione ad un patto che nel contesto organizzativo contempla, tra le altre clausole, il riconoscimento dei propri meriti così come l’ammissione degli errori.

Il leader umile e leale possiede un alto livello di locus of control interno, ossia la percezione di avere il controllo della propria vita attraverso le scelte, i comportamenti e le azioni compiute.

Secondo la teoria di Rotter (1954), chi presenta un locus of control interno “mostra conoscenze e skills che consentono di affrontare al meglio le situazioni avverse, ritiene di riuscire a raggiungere gli obiettivi prefissati e non teme la fatica, ma crede che per arrivare ad un traguardo si debbano fare sforzo e sacrificio. Al contrario, coloro con un alto livello locus of control esterno, ritengono che le conseguenze siano sempre dovute a circostanze esterne (…) e che siano il risultato di fattori molto spesso non gestibili, come il destino o la fortuna” (da State of Mind).

In altre parole, chi afferma “la colpa non è mia, ma del mio capo, dell’azienda, del cliente, della congiuntura sfavorevole, dei competitors” mai ammetterà di aver sbagliato e vivrà nel rifiuto o nella rinuncia delle responsabilità.

Umiltà, lealtà, consapevolezza e responsabilità generano il coraggio che rende il leader libero.

Libero dal timore del giudizio, dagli stereotipi e dagli schemi che qualcuno, più fragile di lui, ha tentato di costruirgli intorno. Consapevole nel riconoscere l’errore, credibile nel porgere le scuse, potente nel riprendere il suo percorso arricchito di nuovi apprendimenti.

 

A cura di Federica Artiaco – Senior Partner Keystone